Rassegna  stampa           3            dei quotidiani locali

Dal   Bresciaoggi  dell' 11  aprile  2002 

Domani la presentazione del libro <<I figli di Plaza de Mayo>>

La  battaglia  delle abuelas

Italo  Moretti  ricostruisce  il  dramma  argentino

Domani sera alle 20.30, nel salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia, l'Associazione La Piramide presenta il libro "I figli di Plaza de Mayo" di Italo Moretti. Alla presenza dell'autore intervengono il sindaco Paolo Corsini, Nino Dolfo e Angela Agosti Dabbeni. La serata sarà accompagnata dalle coreografie di Patrizia Benzoni e dalle letture di Mariateresa Giudici .

C’è una storia che avanza e una che colleziona delitti e infamità.Entrambe sono memorabili se ci prefiggiamo un futuro, perché l’oblio non si coniuga con la civiltà. Quella che fa da scenario all’ultimo libro di Italo Moretti è una pagina laida della storia del secolo scorso, una pagina occulta come lo sporco scopato sotto il tappeto dalle cattive cameriere.Tutto a posto, niente in ordine. Argentina 1978, ve la ricordate? Campionati mondiali di calcio, un paese in preda all’euforia della vittoria in uno sport che è una risorsa della cultura nazionale. Nulla è più vigliaccamente falso dellon splendore delle immagini. Dietro quella superficie gaudiosa, divulgata dall’epopea mediatica della società dello spettacolo, c’era un inferno politico la cui entità è stata misurabile solo negli anni successivi. Con orrido sadismo la dittatura militare spense nel sangue ogni voce di dissenso e tentò di ridarsi una dignità spendibile di fronte alla comunità internazionale, indifferente e distante di fronte ad un vero e proprio genocidio ideologico.

Oltre trentamila furono tra il 1976 e il 1983 i desaparecidos, le persone scomparse perché trucidate, ammassate in fosse comuni o gettate dall’aereo durante voli notturni sull’oceano, vittime designate di un terrorismo di stato che colpiva e agiva con ferocia nello sprezzo di qualsiasi libertà. Fu un vero sterminio consumato con ribalderia omicida, forse destinato a lungo andare a impolverarsi negli archivi della memoria se non fossero comparse delle donne ostinate e decise a strappare il sipario su questa verità abominevole e scandalosa.Donne, madri, anzi madri due volte, le nonne appunto, le meglio note come “le abuelas di Plaza de Mayo”. Un vero e proprio movimento che ha sensibilizzato l’opinione pubblica, è sceso in piazza e ha intrapreso ogni genere di battaglia giuridica e politica, pur di raggiungere il suo scopo, quello di ridare un’identità ai figli dei loro figli scomparsi.

Le abuelas sono le nonne argentine che negli anni bui dell’ultima dittatura persero figli e nipoti, quest’ultimi nati durante la prigionia delle giovani madri, che venivano uccise dopo il parto. I neonati , come si sa, furono poi distribuiti fra ufficiali, sottufficiali e famiglie alto-borghesi, come “bottino di guerra”. Ebbene, la battaglia delle abuelas è stata quella di denunciare i “ladri di bambini”, di recuperare la memoria identitaria della famiglia biologica di molti giovani, ignari della propria storia e paradossalmente allevati dai carnefici dei loro genitori. Una vicenda incredibile, dolorosissima e lunga, che ha coinvolto tribunali e ricerca genetica, che ha provocato traumi e rimozioni negli stessi inconsapevoli protagonisti.

Di fronte a questo dramma di una nazione, Italo Moretti, il giornalista che ha il senso etico dell’informazione, ricostruisce i fatti , raccoglie le testimonianze, denuncia l’oscenità della storia e dà voce al coraggio che solo le donne possono avere, perché la maternità (o nonnità) rilascia diritti inalienabili politici, non solo di natura. Il suo reportage, scabro e netto, si deposita indelebile nella nostra coscienza come una lezione agghiacciante di educazione civica.

 

 

 

 

 

                                                                                                            Nino Dolfo

 

 

 

 

 

(da Bresciaoggi del 14 aprile 2002)

 

E' stato presentato nel Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia il nuovo libro di Italo Moretti "I figli di Plaza de Mayo"

Furono cinquecento i bambini sequestrati in tenerissima età o nati in cattività nelle prigioni clandestine, resi orfani subito dopo il parto, che tra il  1976 e il 1983 vennero adottati e spartiti tra le famiglie dei militari o dell’alta borghesia. Alcuni di questi sono paradossalmente cresciuti, ignari, accanto ai carnefici dei loro genitori. Di questi un centinaio circa sono stati ritrovati dalle nonne , che hanno iniziato subito la ricerca, ricorrendo ai tribunali e alle più sofisticate ricerche della genetica. Una vicenda dolorosa e sconvolgente, resa ancora più inquietante dal fatto che molti di questi giovani, una volta appresa la propria origine, non hanno voluto fare ritorno alla famiglia biologica, riconoscendo implicitamente la loro adozione dolosa.

Sollecitato dalle domande di Nino Dolfo di Bresciaoggi, e assecondato dalla competenza della dottoressa Angela Agosti Dabbeni, che da psicoterapeuta ha commentato la delicatezza dell’intrigo familiare e affettivo, non esente da ricatti e da traumi, , Moretti ha detto che “è difficile dare delle risposte sul perché di tanta violenza. Di fronte a questa tragedia , la società argentina prima l’ha ignorata, poi l’ha rimossa.Non è stata mai una questione nazionale, lo era più all’estero, dove noi giornalisti cercavamo di divulgarla. All’interno non se ne voleva sapere, un po’ per compiacenza politica, un po’ per paura, un po’ per indifferenza e cinismo. Non c’è mai stato un dibattito nazionaleL’Argentina è un paese straordinario, ricco di risorse e di contraddizioni, ha concluso Moretti, però fondato sugli egoismi padronali. Borges, grande scrittore non amato in patria, diceva che gli argentini sono degli individualisti che non hanno il senso dello stato.Non per niente gli ultimi disordini sono stati battezzati “la rivoluzione degli individui”.Sindacati e partiti sono screditati, i latifondisti del grano e dell’allevamento esportano i loro capitali nelle banche americane, i vari governi hanno svenduto lo stato alle multinazionali straniere. Oggi il quaranta per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Il futuro è nero e nessuno può sapere cosa accadrà. Alla riuscita della serata hanno contribuito le danze di Patrizia Benzoni e le letture di Mariateresa Giudici



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