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1974
“Lo scoppio - secco e violentissimo, poi pieno di echi rinviati nella piazza dalle facciate di pietra - mescola il fumo alle prime grida. L’ora del terrore acceca per un istante persino i sensi. E azzera tutto. Poi ognuno ha una sua storia privata, un riemergere diverso alla soglia della risposta personale e quindi una diversa manifestazione del segno che il fatto ha impresso in chi lo ha visto con i propri occhi e in chi solo ne ha udito o letto la notizia. Se fosse possibile tracciare un diagramma direi che esso parte dalla lucidità emotiva di Franco Castrezzati , tocca il mirino impassibile e tuttavia straziato di Silvano Cinelli, e degli altri che estraggono dalla nebbia ancora incombente e dalle superfici bitumate di pioggia i grumi più densi della tragedia, scende a cogliere la stravolta impossibilità di comprendere dei poliziotti calati in piazza con lo sfollagente in pugno, si dirama attestandosi su in’infinita varietà di livelli che comunque pongono in primo piano coloro che in piazza c’erano e videro…… ….Con lo smarrimento emergono dalle coscienze due atteggiamenti di fondo che non sono ancora del tutto depurati dalle scorie del duro contatto con la realtà ma prefigurano già una disposizione che prelude al maturare di una radicata risposta emotiva e al definirsi di una analisi che trovi nella ragione lo strumento indispensabile e insostituibile….. ….Subito dopo, ma è un “subito” che non ha una consequenzialità cronologica definibile se non nel viluppo doloroso di una condizione di estrema confusione, si fa strada una prima diagnosi recisa e apodittica: sono stati i fascisti. Non servono a molto le arzigogolature che vorrebbero spostare le responsabilità verso l’area di sinistra (le perquisizioni nelle case dei sindacalisti, i discorsi sulla possibilità che si volesse colpire la polizia). Il clima, i precedenti, il momento, le circostanze guidano il giudizio popolare verso una sola diagnosi. La città avverte la spaccatura. C’è nel corpo sociale un grumo da rifiutare, un’infezione che suscita ribrezzo e chiede di essere sanata al più presto....” RENZO BRESCIANI ( da: l’acqua dei “fontanì dèle rane” pubblicato su “La città ferita “ 1985)
2004
“ Ogni 28 maggio si rinnova la memoria dei nostri compagni uccisi dalla bomba fascista di Piazza Loggia. Il dolore profondo, incancellabile di coloro che hanno visto stroncati su quella piazza gli affetti più cari, trae conforto dalla partecipazione dell’intera città che ha saputo reagire, fin dal giorno dei funerali (30 maggio 1974), alla strategia delle bombe e che, ancora oggi, chiede verità e giustizia per la strage. Tuttavia, ascoltando le voci della realtà sociale, mi pare di avvertire in essa un certo distacco da quel periodo così pesantemente segnato dal terrore, quasi si trattasse di avvenimenti datati, irripetibili, oscuri, ma ormai superati. In sostanza mi sembra che il ricordo della strage sia legato ad una forte tensione emotiva, all’impossibilità di dimenticare, ma non anche al bisogno di maggiore conoscenza e di riflessione. E’ come se fosse in atto una perdita del senso della storia. Ritengo che questo processo sia fortemente alimentato dall’evolversi della situazione politica, dal fatto che oggi risultano incerti i parametri intellettuali e civici della nostra convivenza, mentre il potere sociale assume sempre più le connotazioni di potere economico. L’individuo si sente spinto a concepire la propria soggettività come elemento slegato dalle relazioni di reciprocità che sono alla base di ogni convivenza, le regole sono spesso vissute più come impaccio che come tutela, aumenta il disinteresse verso i valori collettivi e i valori della nostra storia. Sembra vincente la cultura del <<fai-da-te>> anche nel campo dello stato sociale per il quale lottavamo trent’anni fa. Io spero che la ricorrenza del 28 maggio si trasformi in un impulso a riflettere sui cambiamenti storici, politici e culturali di questi ultimi tre decenni. Forse riscoprire e rivisitare i progetti valoriali e le speranze dei nostri compagni uccisi in Piazza Loggia, il significato degli ideali e delle lotte di questa nostra recente storia, possono aiutarci a sognare una futuro in cui la dimensione umana sappia riappropriarsi di una etica sociale fondata sui concetti di solidarietà e responsabilità. Per resistere. PER NON SOLO SOPRAVVIVERE” LUCIA CALZARI ( 2004 ![]() |
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“ NOI SAREMO LA NOSTRA STORIA “ TRA VITA E SOPRAVVIVENZA Comunicazione in audio e in video progettata e prodotta da ASSOCIAZIONE CULTURALE “ LA PIRAMIDE “ per TRENTENNALE STRAGE PIAZZA della LOGGIA Brescia ( 1974 – 2004 ) Percorso inserito nel progetto annuale 2004 “L’Io plurale” ( fra attesa, ricordo, utopia….) ( progetto esclusivo della associazione proponente)
Venerdì 23 aprile 2004 – h 17.00 Teatro S. Carlino Corso Matteotti 6/a-BS
Si ringraziano per la collaborazione culturale: Manlio Milani-Casa della Memoria - Fondazione Calzari-Trebeschi - M.° Giancarlo Facchinetti - prof. Armando Leopaldo Si ringraziano per la partecipazione e gli interventi: prof. Renzo Baldo - prof.a Lucia Calzari - prof. on. Paolo Corsini -prof. Vasco Frati - dott. Dino Greco - prof. Roberto Andrea Lorenzi -prof.ssa Fausta Perucci - cons. prov. on. Aldo Rebecchi - avv. Andrea Ricci Realizzazione tecnica : riprese di Elisabetta Luzzardi montaggio video a cura del Laboratorio Lorica Foto in video : Silvano Cinelli -Renato Corsini- ken damy-Eugenio Ferrari ( da“La strage di Brescia”). Hanno aderito: -Comitato Provinciale ANPI BRESCIA -Federazione Musicale Internazionale -Circolo culturale “A. Kuliscioff” -Laboratori di Itaca Testi letterari : Fernando Pessoa – Pierpaolo Pasolini – Giorgio Bocca-Vittorio Foa- Citazioni di: L. Violante – N. Bobbio - P. Levi – Paolo Corsini – Roberto Chiarini Musiche di : Schumann, Sibelius, Rachmaninov, Mozart, Facchinetti, Verdi , Franck Voci recitanti : Armando Leopaldo – Canzio Bogarelli – Sabrina Donati Violino : Alessandro Pelissero- Pianista: Konrad Kaczara ![]()
Questo lavoro è dedicato alle vittime, ai loro familiari, ai feriti sopravvissuti, ai bresciani del 28 maggio 1974. E’ dedicato all’ urlo silenzioso del dolore, vero, profondo, di tutta quella umanità che non vuole piegarsi alla violenza. E’ dedicato alle testimonianze culturali e politiche che, dal quel giorno tremendo, e non solo, hanno saputo mantenere e donare convinta adesione ai valori etici della solidarietà e della coerenza ideale. E’ dedicato a quanti continuano a tradurre in azione civica e sociale, il patrimonio democratico duramente conquistato con la resistenza alla sopraffazione. E’ dedicato a quanti hanno saputo e sanno sublimare il senso della memoria storica, cooperando nella faticosa e ancora incompiuta costruzione di equilibrati rapporti tra esercizio della propria libertà e rispetto delle libertà altrui. Associazione Culturale “ La Piramide”
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