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Maria Ventura
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SABATO 28 ottobre 2006 h 21.00 Sala Teatro II Circoscrizione Via Colledicadibona 5 Brescia dal sito www.mariaventura.it “Accadde in una vacanza estiva, in una località balneare affacciata sul mar Tirreno, mi pare Cavi di Lavagna, non ricordo. Nemmeno ricordo dove fossi prima, cosa stessi facendo. Presumo giocassi con le mie compagne particelle di polvere stellare a chi, prima delle altre, sarebbe riuscita a sperimentare l’oblio del divino. Non ricordo se fui la prima della compagne o se dovetti attendere a lungo, fatto sta che ad un certo punto cominciò la mia esperienza umana: l’inconscio di Dio. Immagino stessi bene nella pancia di Emilia; bene ma non troppo, quel tanto per decidere di starci i canonici 9 mesi. Poi, dall’Origine du Munde, la mia testa fece capolino e venni al mondo. Uèèè Era il 31 marzo 1966 intorno alle 18.35, all’ospedale civile di Brescia.Da neonata ho vissuto in simbiosi con un casco: dicono fossi una bimba agitata (chi io?!) che amava picchiare la testa violentemente contro i mobili, le porte, i caloriferi, i muri ….. la mia indole arietina era già ben sviluppata. In effetti i miei punti nevralgici sono sempre stati le caviglie e la testa. Cosa c’entrano le caviglie? Avete mai provato a mantenere l’equilibrio dopo una robusta capocciata? La testa dura si è ammorbidita con il tempo ma la mia indole è pur sempre quella di sbatterla forte contro le cose della vita e malgrado ciò, di non riuscire sempre a capirle. Comunque sia, le interpreto usando molta immaginazione. C'è chi sostiene che dovrei contenermi!C'è anche chi sostiene che ora, il casco, è meglio lo indossino quelli che mi stanno intorno!Da che ho memoria il mondo dei suoni mi rapisce e ancor oggi non sono in grado di parlare correttamente se in sottofondo c’è musica. E’ un linguaggio così denso di significati che ne sono invasa e non mi è dato escluderlo. Dunque se desiderate parlare con me, fatelo in assenza di suoni organizzati. Da ragazza studiavo alle magistrali e frequentavo il corso di chitarra classica al Conservatorio. Mi hanno sempre detto che sono una brava musicista e alla fine ci ho creduto. Ho fatto un po’ di concerti dopo il diploma, fino ad una specie di esaurimento nervoso. La causa? Mi si rompevano le unghie! “Eeeeh che fighetta di cristallo!” Direte voi. Si vede che non suonate la chitarra classica. Trascorrevo ore, giorni, mesi alla ricerca di quel preciso suono che avevo in testa e che dovevo riuscire ad ottenere ogni volta lo volessi. Dipende dalla forza, dall’angolazione, dalla distanza, dal punto di contatto, dal tempo di attrito tra l’unghia del mio dito e la corda della chitarra. Ci riuscivo. Ero soddisfatta. Ero poi disperata quando l’unghia si rompeva, o sfaldava e non potevo più ritrovare il senso di quell’esecuzione. Questo avveniva quasi sempre in prossimità di un concerto o di un concorso. Ho provato a farmi ricostruire le unghie da varie estetiste: un disastro dietro l’altro. Alla fine ho gettato la spugna ed ho smesso di fare concerti di musica classica. L’espressione e la ricerca dell’Essenza della mia esistenza attraverso la musica, ha comunque sempre avuto bisogno di qualcosa di più diretto di uno strumento esterno: la chitarra ha una voce magnifica ma ho sempre amato usare anche la mia e, intorno ai 18 anni, ho studiato canto lirico. Interessante la tecnica ma poco affascinante la sonorità timbrica. Appresa dunque la prima, abbandono la seconda per dedicarmi al canto moderno, jazz, rock, blues, pop, persino popolare. Compongo canzoni. Mi piace farlo e poi c’è mio fratello -che si definisce un critico musicale di alto livello, ascoltando di tutto da anni e scoprendo sempre che ciò che lui aveva riconosciuto come bello al primo ascolto aveva poi ottenuto grande successo di pubblico e durata nel tempo- che dice che sono bellissime, o belle, o comunque degne. Lui è il mio primo fan in assoluto!”
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