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Sylvia Plath Boston 1932-Londra 1963 da Lady Lazarus “Morire è un’arte, come qualunque altra cosa .Lo faccio in modo magistrale. Lo faccio che fa un effetto vero Potreste dire che ho la vocazione” da lettere alla madre “Il mio nuovo colore è il blu, blu savoia, blu mezzanotte. Ted non ha mai amato il blu” GLI INTERPRETI: dall'alto nell'ordine: ARMANDO LEOPALDO LAURA MANTOVI LIVIA CASTELLINI FLORIANO BOCCHINO ***************************** REGIA : GIANCARLO TURATI
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ELABORAZIONE TEATRALE sui testi letterari di SYLVIA PLATH VENERDI' 3 novembre 2006 - h 21.00 Sala Teatro II Circoscrizione Via Colledicadibona 5 - Brescia  Sylvia Plath, oggetto di culto – postumo – per gli studiosi di letteratura americana e simbolo ante litteram del pensiero femminista, poetessa e musa emblematica di una stagione letteraria cruciale, anello di congiunzione e di rottura tra l’epopea delle esili, tragiche e titaniche regine della letteratura angloamericana (Virginia Woolf,Catherine Mansfield per citare le maggiori.) e l’era contemporanea, sembra risuonare direttamente dalle più segrete stanze dell’animo tormentato e assetato di perfezione della poetessa. Dai giorni dell’infanzia vissuta nello splendore marino di Winthrope, antico borgo affacciato sulla riva del “pungiglione adunco di Cape Cod” Sylvia contempla il paesaggio amatissimo che si prepara a lasciare imprigionando quelle immagini nella memoria per trarne in seguito suggestioni e trame di scrittura che nutriranno la sua fervida e impervia ispirazione per il breve e infiammato arco della sua vita. Nata nel ’32 nel Massachussets e cresciuta vicino a Boston in una famiglia dell’élite colta e conservatrice - il padre Otto di origine austriaca è uno stimato entomologo, la madre Aurelia docente – a otto anni Sylvia resta come mutilata dalla morte prematura del padre cui è legata in un rapporto fortemente edipico e dal quale dipende in una incessante ricerca di conferme e affetto. E’ una ferita che non si rimarginerà più e che vive come un deliberato abbandono da parte del padre. Nei confronti della madre Aurelia donna brillante dal carattere ambizioso e inflessibile, sospinta dalla ricerca alternativa di affetto e approvazione, Sylvia si sdoppierà in una immagine di giovanetta dal talento precoce, combattiva e vincente, promettente poetessa e scrittrice di sicuro successo. Una immagine in contrasto drammatico con la sua natura più profonda che risponde a ogni sollecitazione emotiva, affetta da una oscillazione costante e bipolare tra esaltazione e depressione, esposta a sbalzi d’umore e alle vicende alterne di una salute cagionevole, incline a gettarsi per i precipizi abissali dell’autodistruzione come a inerpicarsi ebbra di entusiasmo nei voli audaci della sua incandescente immaginazione. Le tracce della relazione con il padre incidono un solco nel quale confluiranno i sentimenti ambivalenti e contraddittori nei suoi rapporti con gli uomini per tutta la sua vita. Londra, i soggiorni a Parigi, l’esaltata passione per i paesi del Mediterraneo, le amicizie importanti con poeti come T. Eliot e con il critico Alvarez e sopra ogni cosa la certezza della vocazione letteraria e la passione annientatrice per l’uomo che diventa suo marito e padre dei suoi due figli, il poeta Ted Hughes. Stella del firmamento letterario inglese, il “colosso” che adora, al quale dedica poesie e verso il quale dimostra una devozione e un attaccamento fatali, Hughes è l”uomo in nero” e il despota del suo cuore, l’uomo forte e protettivo dei suoi sogni ma anche colui che l’abbandonerà .
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