Zygmunt Bauman

 

incontro di apertura del ciclo:

“Il cittadino globale tra solitudine

 e bisogno di comunità”

(da un’idea di Zygmunt  Bauman)

 

 

presenta

Zygmunt  Bauman:

 parole nuove

per nuove libertà

interviene

Elena Pulcini

Docente di Filosofia Sociale

Università degli studi di Firenze

 

Venerdì  13 aprile 2007  -  h  18.00

Salone  Vanvitelliano Palazzo Loggia

Brescia

partecipazione comune di Brescia

 

 Elena Pulcini

Zigmunt Bauman (Poznan, 19 novembre 1925) è un sociologo britannico di origini ebraico-polacche. Dal 1971 al 1990 è stato professore di Sociologia all'Università di Leeds. Sul finire degli anni ottanta, si è guadagnato una meritata fama grazie ai suoi studi riguardanti la connessione tra la cultura della modernità e il totalitarismo, in particolar modo il nazionalsocialismo e l'Olocausto. Nato da genitori ebrei non praticanti a Poznan, in Polonia, nel 1925, Bauman fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia invasa dalle truppe tedesche nel 1939, e successivamente si mise al servizio di una unità militare sovietica. Dopo la guerra, egli iniziò a studiare sociologia all'Università di Varsavia, dove insegnavano Stanislaw Ossowsky e Julian Hochfeld. Durante una permanenza alla London School of Economics, preparò la sua maggiore dissertazione sul socialismo britannico che fu pubblicata nel 1959. Bauman collaborò con numerose riviste specializzate tra cui la relativamente popolare Socjologia na co dzien (La Sociologia di tutti i giorni, del 1964), che raggiungeva un pubblico abbastanza vasto. Inizialmente, egli rimase vicino alla dottrina marxista ufficiale; si avvicinò in seguito ad Antonio Gramsci e Georg Simmel. Nel marzo del 1968, un’ epurazione antisemita in Polonia spinse molti degli ebrei polacchi sopravissuti a emigrare all'estero; tra questi, molti intellettuali che avevano perso la grazia del governo comunista. Bauman, che aveva perso la sua cattedra all'Università di Varsavia, fu uno di questi. Egli dapprima emigrò in Israele per andare a insegnare all'Università di Tel Aviv; successivamente accettò una cattedra di sociologia all'Università di Leeds, dove a tratti prestò servizio come Capo del Dipartimento. Da quel momento in poi, ha quasi sempre scritto in lingua inglese. Bauman ha focalizzato le sue ricerche sui temi della stratificazione sociale e del movimento dei lavoratori, prima di elevarsi ad ambiti più generali come la natura della modernità, ecc. Il periodo più prolifico della sua carriera iniziò dopo il ritiro dalla cattedra di Leeds, quando si guadagnò una certa stima fuori dal circolo dei sociologi del lavoro con un libro sulla presunta connessione tra l'ideologia della modernità e l'Olocausto. Le sue più recenti pubblicazioni si sono concentrate sul passaggio dalla modernità alla post-modernità, e le questioni etiche relative. Recentemente Bauman ha paragonato il concetto di modernità e postmodernità rispettivamente allo stato solido e liquido della società.Bauman ha vinto il Premio Europeo Amalfi per la Sociologia e le Scienze Sociali nel 1992 e il Premio Theodor W. Adorno della città di Francoforte nel 1998.

 

Elena Pulcini è professoressa di Filosofia sociale presso l’Università di Firenze ed è membro del Comitato redazionale della rivista «Iride».

Attenta al problema della genealogia e della costituzione dell’individualismo moderno, ha posto al centro della sua ricerca il tema della vita emotiva, del ruolo delle passioni e delle patologie sociali della modernità, con particolare riguardo al rapporto tra individuo, comunità e globalizzazione. Tra i suoi libri: Amour-passion e amore coniugale. Rousseau e l’origine di un conflitto moderno (Venezia 1990); L’individuo senza passioni. Individualismo moderno e perdita del legame sociale (Torino 2001); Il potere di unire. Femminile, desiderio, cura (Torino 2003); Umano, post-umano. Potere, sapere, etica