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R L E E C T I T T E A R L A R I O
h 20.45 Sala Teatro II Circoscrizione Via Colledicadibona 5 - Brescia ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
![]() Se il sentimento della solitudine ha indotto la sociologia (Riesman, Goffman, Bauman….) a scandagliarne positività e negatività sul piano socio-relazionale, una miriade di poeti e di scrittori ha saputo tradurre in “parola” le mille sfaccettature di uno “status” che può tramutarsi in cartina di tornasole per indicare ciò che “noi siamo”. Solitudine, quindi, come grande metafora del “non condivisibile”, dell’assolutamente intimo, del visibile invisibile, ma nella creazione poetica e narrativa l’intimismo individuale e solitario può diventare forza trainante per una implicita comunicazione condivisa; lo “sforzo della voce”, inteso come livello alto di tensione espressiva, può tradurre in comune e dialogante “sentire” quella lontananza del sé da altri sé. La sequenza poetica messa in scena propone domande (S.Beckett), esalta il ”silenzio” che sa ascoltare (Tjutcev), recupera l’inquietudine del ricordo (Cvetaeva) nonché le apparenti contraddizioni dell’esistenza sempre oscillante tra vivida speranza nel futuro e consapevolezza del dolore presente e passato ( Sbarbaro e Montale). I versi di I.Bachmann, A.Achmatova e T.Eliot esaltano l’intimismo e il dubbio, il desiderio appassionato e la lucidità di sguardo verso il sé e verso l’altro. E lo sguardo con la Szymborska, D’Elia e Amelia Rosselli, si fa sempre più attento, gli occhi sono ben aperti, l’io che sogna e che ricorda non può ignorare l’esistente; fuori c’è un “mondo” segnato dal bene e dal male, c’è un’urgenza del pensiero che travalica i confini dell’oggi e spinge a scelte più coraggiose e liberatorie. I grandi drammi umani individuali e collettivi della storia, passata e contemporanea, riaffiorano nella poesia di P. Célan e M.Luzi. L’ Io dialoga con la vita e con la morte, ma è proprio in questo dialogare implacabile e ineludibile che ogni identità gioca la partita del suo esistere, del suo condividere, del suo far sapere all’altro che “c’è” e Hikmet dice: “ ….La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio…” voci di LIVIA CASTELLINI ARMANDO LEOPALDO relizzazione musicale di MARIA VENTURA ( voce e chitarra) DAVIDE BONETTI (fisarmonica) ROBERTO BINI (percussioni) regia tecnica GIANCARLO TURATI
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nell'ordine di visione: I.Bachmann, S. Beckett, G. D'Elia, P. Célan, W.Szymborska sono alcuni dei poeti selezionati per il recital.
…La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio come fa lo scoiattolo, ad esempio, senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’al di là. Non avrai altro da fare che vivere. La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio, ma sul serio a tal punto che messo contro un muro, ad esempio,le mani legate o dentro un laboratorio col camice bianco e gli occhiali tu muoia affinché vivano gli uomini gli uomini di cui non conosci la faccia e morrai sapendo che nulla è più bello, più vero della vita. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita sulla bilancia peserà di più…
Nazim Hikmet
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Selezione e scelta dei testi letterari a cura di Armando Leopaldo - Ida Tagliabue Selezione e scelta dei testi musicali a cura di Maria Ventura Luci e scenografie a cura di Giancarlo Turati Coordinamento a cura di Amelia Pisante Produzione esclusiva di Associazione culturale La Piramide Partecipazione Comune di Brescia ![]() Giancarlo Turati |
![]() Armando Leopaldo |
![]() Livia Castellini |
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![]() Maria Ventura |
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